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Fedeltà. Pensiero Stupendo.

Mi ritrovo sempre ad amare certi aspetti dei libri Missiroli: la sua intelligenza elegante e la sua eleganza intelligente, il suo talento nel raccontare la (dopo quasi 10 anni che vivo qui, posso ormai chiamarla “mia”) Milano, il ritornare in modo sottile ma costante al concetto di famiglia nell’eterna altalena dell’essere figli di genitori, a loro volta padri e madri di figli, famiglia, mariti e mogli, genitori ma comunque sempre figli, di uomini e donne. Missiroli tesse ogni volta un racconto sulla crescita, parla del crescere e anche del non-crescere, della fatica e della paura di crescere ma anche della sua potenza. E forse anche della nostalgia che porta con sé il crescere. Perché andare avanti significa anche lasciare indietro.

Fedeltà racconta di come intrecciamo rapporti con fili sottili che, se non ben intrecciati agli altri fili, si possono aggrovigliare, annodare e anche spezzare. Racconta di forza e fragilità, del confronto con paure e dolori e di come si può avere tanta forza per affrontare o tanto timore e fuggire a quel confronto. Mi ha incantato come in Fedeltà si parli di stati emotivi come fossero posti: “stato in luogo” o luoghi in cui andare o tornare con un “moto a luogo”, stati d’animo che nemmeno il più esperto di analisi logica o psicologica saprebbe coniugare come Missiroli sa fare.

Non serviva leggere il libro per sapere che la Fedeltà a cui si fa riferimento è principalmente a se stessi: chi lo conosce sa che lui è uno scrittore troppo sofisticato per scadere nella banalità letterale. No, non si parla di tradire con del mero sesso, non si tratta di scopare altri. Non si tratta quasi mai di quello. E come sempre nei libri di Missiroli, il sesso è un mezzo, un espressione, non un fine. Tra l’altro, nelle sue pagine il sesso ha sempre una connotazione naturale, istintivamente passionale, così spontanea che mi fa sentire sempre a mio agio quando ne leggo: il sesso raccontato come quel elemento complementare a noi che effettivamente è, almeno per me. No, la fedeltà non è quasi mai legata al sesso ma al rispetto e alla fiducia: in entrambi i casi sia in se stessi che nel proprio compagno. Tant’è che in Fedeltà, mia interpretazione, resta fedele chi scopa fuori dalla relazione mentre invece tradisce (ma proprio alla grande!) chi alla fine non consuma sessualmente. CVS – come volevasi dimostrare. Il tradimento presuppone però “un altro”. Un altro che si insinua, che fa sognare, che fa vacillare e aiuta la fuga dal presente. Un altro insidioso che entra sotto la pelle e là resta fino a consumare.
“E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Vorrei
E lei adesso sa che vorrei
Le mani, le sue
O prima o poi
Poteva accadere, sai
Si può scivolare, se così si può dire
Questioni di cuore”
Si può dire Patti, si può dire: tu le chiami “scivolate”, Carlo nel libro “cazzate”. Sono poi davvero questioni di cuore? Chissà.
Non fatemi passare per la solita bionda che prova ad affrontare semplicisticamente discorsi complessi ma, mentre lo leggevo, Fedeltà mi ha fatto proprio riflettere su questo. Amare è una scelta: stare, nel proprio presente, costruirlo e proteggerlo, oppure lasciare, per darsi a un nuovo futuro. Semplice così. Incontri qualcuno (altro) e se Ami o stai o vai. Accussí. Tradire invece mi sembra per lo più legato alla paura, e non avere (ancora?!) la forza di ascoltarsi nei propri momenti di insicurezza e bensì farsi travolgere da “altro”, farsi assuefare e stordire da elementi esterni, nuovi, facili, altri da noi. Momenti di confusione che portano ad un bivio in cui, invece che farci sintonizzare su noi stessi, può portare a dare inizio a uno zapping frenetico che distrae e non porta chiarezza.
E poi c’è la fedeltà. Fedeltà a se stessi, la capacità di essere centrati con il proprio essere, riconoscere il proprio istinto ma anche conoscere i propri bisogni, valori, passioni, sogni e paure. Fedeltà a se stessi anche quando c’è da confrontarsi con le proprie fragilità e anche quando bisogna scendere a compromessi o smettere di rinunciare a se stessi e scendere in campo per andare a conquistare ciò che si vuole. Fedeltà può essere andare, fedeltà può essere restare. Fedeltà può essere provare il nuovo. Fedeltà può essere restare con il presente. Per me Margherita nel libro è esempio di questo.
Credo che se l’opposto di “fedeltà” è “tradimento”, allora è come se ci si stesse muovendo tra due note: l’essere pieni, omogenei e in armonia con noi stessi e, dall’altra parte, il sentirsi manchevoli di qualcosa. Si cercano di riempire questi “vuoti del sentire” con altre “cose” a cui diamo un nostro significato: dimostrazioni, brividi, ribellioni, pruriti, ossessioni, romanticismi, sfoghi, fughe, imbarazzi per noi stessi, ripicche, frustrazioni, provocazioni, insicurezze da lenire, dolori da curare. Paure. Proprio come fa Carlo nel libro. In Fedeltà, e nella vita più in generale, è apparentemente semplice indicare chi tradisce e chi è tradito, ma serve una lettura più sensibile per non banalizzare il tradimento e individuare chi è fedele da chi non lo è, chi è compiuto e chi è incompiuto – quanto mi ha fatto sballare questo concerto di “compiutezza” disseminato nel libro!
Fedeltà fluisce fluido e morbido tra un personaggio e l’altro, tra un angolo e l’altro di una stanza, un discorso, una situazione, uno stato d’animo. Fedeltà è proprio un bel libro che si fa leggere in una giornata sotto l’ombrellone o sdraiata in montagna su un letto di erba (o di casa!). Assorbe, rapisce, fa vagare la mente in riflessioni sottili dal sapore agrodolce, ti porta tra i quartieri di una Milano familiare e riservata, una Milano discreta che nasconde e confonde, una Romagna cara al cuore, sempre genuina e tremendamente schietta. Ti conduce alla ricerca di un senso tra dialoghi impegnati e battute brillanti.  Fedeltà è da leggere, è da far scorrere, è da assaporare come una fetta d’anguria nella calura estiva o come una cioccolata calda tra la nebbia invernale. È una coccola dell’anima, è quel conforto che ci fa sentire meno soli ricordandoci che siamo così simili tra noi. “Si potrebbe trattare di bisogno d’amore, meglio non dire.”

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