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UN ALBERO CRESCE A BROOKLYN. L’ETÀ PORTA SAGGEZZA!?

Non si può piacere a tutti. Prerogativa di molti ma mai tra le mie, anzi! Quell’eterna altalena tra il desiderio di essere voluti e accettati e la caparbietà di rivendicare sempre e con fierezza la propria personalità, senza scusarsi o modificarsi, è da sempre tra le giostre della mia vita. Equilibrio difficile per cui me la sono sempre risolta con: meglio un amico in meno che il non essere autentica con me stessa. Proprio oggi, alla soglia del mio (34esimo!) compleanno, guardando indietro, mi chiedo se questo sia stato un atteggiamento saggio.. chissà?!
Non si può piacere a tutti ma è anche vero che non tutti ci devono piacere! Altro assioma cruciale che credo Cioè (sí, intendo proprio la rivista per le adolescenti degli anni ‘90/2000) non abbia ahimè sviscerato a sufficienza tra le sue pagine. Se una cosa piace a tutti ma a te non sconfinfera, pazienza! Non serve neanche farlo sapere in giro: dittelo, riconoscitelo, accettalo, non farne necessariamente un vanto, ma sii intellettualmente onesto con te stesso. Perché se a tutti piace la musica trap o il raggaeton, le cavigliere di conchiglie, i film dei fratelli Cohen, Games of Thrones (ma a chi non piace GOT??), gli eventi del Fuori-Salone, Santorini, Il Piccolo Principe, il poke food, la Ratajkowski, il Ca’ del Bosco, lo yoga al parco, i gatti, Siena, i selfie con la duck-face, il karaoke (in questo caso specifico non saremmo mai amici, ma pazienza), X-Factor, i giardini Majorelle a Marrakesh, lo Zoo di 105, il beach volley, i tatuaggi, EPCC di Cattelan, lo shabby-chic, gli unicorni, i fenicotteri e la mia amata New York.. e a te no, non è un problema!
Ma quando si è un aspirante blogger ai tempi moderni, tutto questo diventa più complicato: l’essere accettati e acclamati social(mente) è il mantra e, invece che “contro”, l’essere “in-corrente” sembra essere la scelta più conveniente. Ma è più forte di me, non mi trattengo, ed eccomi a raccontarvi del perché Un Albero Cresce A Brooklyn a me non sia piaciuto.
Un Albero Cresce A Brooklyn è uno di quei libri che quando nomini tutti, e vi giuro che proprio tutti tutti, decantano. Nella community dei lettori fa parte di quei titoli che trova unanimità di pensiero e reazioni “Oh libro stupendo! Immenso! Bellissimo!”. Tra l’altro, mi era stato consigliato da una cara amica, lettrice altrettanto accanita, che annovero (e continuerò ad annoverare sempre) tra i miei preziosi consiglieri di libri da leggere. Quindi, quando mi sono ritrovata annoiata tra le pagine di Un Albero Cresce a Brooklyn, ero smarrita. Perché è poi questo che succede quando non ci piace qualcosa che invece esalta tutti, dubitiamo di noi stessi: cosa non sto cogliendo che invece tutti ti altri hanno colto? Dove sto sbagliando? Perché non ci arrivo anche io? Ma io non ho davvero capito cosa ci avete trovato.
Di solito un libro mi piace per tre aspetti: per la trama, per come l’autore mi riesce ad ammaliare e rapire con il suo racconto o per il puro talento di scrittura. Almeno uno di questi fattori, o la loro combinazione, fa sí che trovi il libro “un bel libro”! Ho trovato la trama di Un Albero Cresce a Brooklyn lenta, anche se ricca di eventi e digressioni, e all’insegna dello sconforto. Scritto con modestia, senza poesia o tecnica. Perché anche nei I Malavoglia, La Storia o I Miserabili si racconta della disperazione e della tragicità della vita, ma se sei talentuoso stai scrivendo comunque tra i capolavori della letteratura mondiale. Ma non in questo caso.
In questo caso l’intreccio, lungo e strutturato, non ha mai smesso di passarmi un senso di frustrazione: un racconto di povertà, di afflizione, in cui le vicende dei protagonisti sono sempre volte a non cambiare i loro già miseri destini, senza un barlume di speranza, senso di rivincita o riscatto sociale, ma solo un senso generale di angoscia. Non l’ho trovato incoraggiante né delicato, ma solo demoralizzante, deprimente con un pizzico di pesantezza.
Però, proprio oggi, gli anni passano e non credo di essere più la ragazzina sprezzante di una volta ma, convinta comunque delle mie opinioni, ho la curiosità di voler comprendere l’esperienza degli altri. Quindi chiudo il post suggerendovi di non leggere Un Albero Cresce A Brooklyn ma, qualora l’abbiate già letto e vi sia piaciuto da morire, di raccontarmi in cosa vi ha colpito. Che ne dite, l’età porta saggezza?!

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