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DIVORARE IL CIELO. LE ASPETTATIVE.

Trovo che le aspettative siano tra le nostre peggiori amiche. Soprattutto perché, nel mio caso, si combinano ogni volta ad una spiccata fantasia, grande dote che mi accompagna fin da piccola, e ad una distintiva dose di ottimismo: quella convinzione che il bicchiere – che nella mia testa ha più la forma di una coppa da martini cocktail – non può che essere mezzo pieno. Le aspettative mi illudono perché purtroppo questi miei due talenti, fantasia e ottimismo, tendono spesso a non farmi vivere la vita nella sua versione migliore: esattamente per quello che è. Le aspettative fanno spesso rima con delusione ed io sono la reginetta delle grandi aspettative su persone e libri. ‘Nnamo bene, direte voi!

Dieci anni fa, fresco fresco di stampa, avevo letto La Solitudine Dei Numeri Primi di cui, ovviamente, non ricordo nulla se non che mi piacque. Credo. Era appena iniziata la mia fissa per i premi Strega e Paolo Giordano con quel libro vinse sia lo Strega che il Campiello opera prima. Figuriamoci! Come già raccontato in bio, ho iniziato a scrivere dei libri che leggevo principalmente per aiutarmi a ricordare cosa ne pensavo, avendo una memoria traditrice. Ma La Solitudine Dei Numeri Primi l’ho letto prima di iniziare a prendere appunti sulle mie letture, quindi il solo lume nelle tenebre della mia memoria è questa sensazione alla bocca dello stomaco: mi era piaciuto. E anche un bel po’ (credo). Come a tutti, del resto. Perché quello fu davvero un bel caso editoriale, entusiasmante ed emozionante.

I miei soliti lunghi preamboli per arrivare al punto: Divorare Il Cielo. Per Divorare Il Cielo avevo delle aspettative stratosferiche, un po’ per quella sensazione alla bocca dello stomaco che mi aveva lasciato il libro precedente, un po’ perché già mi immaginavo a leggerlo spiaggiata ad Agosto sulle rive della Puglia, proprio nei posti in cui la storia è ambientata. Ma, come dicevamo: tanto grandi aspettative, tanto può far male il confronto con la realtà; e infatti la vacanza pugliese è saltata e il libro l’ho trovato di una pesantezza mortale. Paolo Giordano è rimasto, e si conferma certamente, il bravo scrittore che era, e Divorare Il Cielo è un libro scorrevole, ben scritto, di cui mi hanno effettivamente colpito frasi, immagini, ambienti, sapori e dolori. È uno di quei libri a cui ho fatto orecchie alle pagine e che ha riserva diversi colpi di poesia letteraria, ma per cui ho fatto una fatica enorme ad appassionarmi alla trama.

In Divorare Il Cielo c’è tanto di tutto, un po’ come un buffet ad un matrimonio, un’insalata russa editoriale: colpi di fulmine adolescenziali, amicizie totalizzanti, omosessualità, quasi-sette religiose, senso della famiglia e figure genitoriali, fratelli di sangue e fratelli di vita, figli e affidamento, gravidanze inaspettate e gravidanze irrealizzabili, inseminazione artificiale, ecologia e biologia, utopie ed integralismi, ideali e ideologie. L’amore in tutte le sue accezioni, anche per la natura, e la natura contro l’uomo in mille sfaccettature: la fatica, la lotta, il dolore. Tutto condito con una profondissima solitudine, un nostalgico e lentissimo sviscerare dolori e situazioni che si intrecciano in modo chirurgicamente contorto andando a formare l’intreccio del libro che, seppur ben scritto, risulta denso fino alla spossatezza.

Divorare Il Cielo è un romanzo anche sul senso di esclusione e quello di appartenenza, come lo Ying e lo Yang, un’altalena inesorabile e costante, che coinvolge continuamente tutti i personaggi senza eccezioni, in un continuo ed incessante cambiare i componenti del binomio. Un libro alle volte straziante, sicuramente intenso, spesso melodrammatico. Un libro intricato ma ipnotico, dalla scrittura avvincente che si fa leggere a morsi, senza respirare, dalla tecnica narrativa impressionante, ma in cui si rischia anche di annegare nella sua angoscia, nella sua solitudine.

Non si può definire Divorare Il Cielo un brutto libro, è un libro potente che però non raccomanderei né regalerei ad un amico. Il fatto è che anche io, una bionda che ama i “polpettoni” emotivamente cervellotici e cervelloticamente emotivi, mentre leggevo questo romanzo ho passato la maggior parte del tempo a rotolarmi tra una banale noia e un senso di pesantezza cosmico. C’è qualcosa che non torna, qualcosa che non funziona. Nonostante l’indubbia bravura ed il talento di Paolo Giordano, Divorare Il Cielo è un romanzo ambizioso che però non mi ha impressionato. Mannaggia alle aspettative!

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