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LE ASSAGGIATRICI. NON DECOLLA.

Le Assaggiatrici è uno di quei libri che tutti stanno spingendo, leggendo, suggerendo. Io invece vengo da un anno di libri brutti, libri noiosi, libri che si sono rivelati una perdita di tempo. Libri che mi hanno reso ancora più difficile continuare a trovare forza ed energia per leggere in un anno pieno di “altro”, in cui di tempo per la lettura non ne avevo molto. Così mi sono detta: via, leggiamo questo romanzo sulla bocca di tutti, sarà sicuramente avvincente. E così ho iniziato Le Assaggiatrici.
Le Assaggiatrici parte bene: storia intrigante, storia di donne, storia storica. La seconda guerra mondiale e gli anni della dittatura nazista vengono raccontati da un altro punto di vista, uno meno scontato, uno più femminile, mai sentito, qualcosa di nuovo insomma! E poi? E poi la storia, partita bene, non decolla..
Su alcune cose so ancora bene cosa voglio: voglio essere rapita, sedotta, ammaliata. Che sia un racconto, un libro, un viaggio, un lavoro o un uomo, voglio essere portata in un luogo al di fuori da me ed essere incantata da una realtà che mi faccia conoscere qualcosa di nuovo sul mondo che mi sta intorno e soprattutto sul mio interiore. Voglio che si scateni la mia passione, il mio entusiasmo, che mi si facciano brillare gli occhi. E la Postorino purtroppo non ci è riuscita anzi, mi ha trasformata ne “la bionda delusa”. Figuriamoci!
Lei è una scrittrice discreta e infatti il libro scorre facilmente per la maggior parte del racconto. Il primo neo però è che la narrazione pecca di pigrizia: i personaggi non sono ben definiti, i loro caratteri poco approfonditi e così ho finito per non conoscerli abbastanza, confonderli, non essere in grado di comprenderli e soprattutto affezionarmici. Grande peccato, visto che amo perdermi nei meandri dei personaggi dei libri che leggo: affezionarmi ai protagonisti, sentirne la mancanza mentre sono al lavoro o a fare la spesa, amo anche il lutto post-libro.
Ma la vera delusione è arrivata col finale: pigro, tirato per i capelli, sconnesso con il racconto, che lascia una serie di argomenti aperti e domande senza risposte. L’autrice si  è concentrata nel raccontare, neanche troppo bene, un aspetto della storia che fino a quel momento aveva messo in secondo piano e che, a dirla tutta, poco interessava.. se non altro, non a me! Ed infatti ho passato le ultime pagine a chiedermi semplicemente, “Ma perché?”: perché questo cambio di tema, perché virare in questo modo, perché non chiudere una storia che stava intrigando il lettore, perché farmi finire questo libro confusa e smarrita?
Ecco, se volete sentirvi confuse e smarrite leggete Le Assaggiatrici, se invece in questa estate caldissima non avete tempo per i bluff, allora passate tranquillamente al prossimo titolo.

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