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LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO. Un abbaglio.

Un abbaglio: così quella prima volta in Giappone. Entusiasta ed emozionata di scoprire una cultura centenaria e affascinante come quella giapponese, quando sono arrivata a Tokyo ho conosciuto anche un popolo freddo, trattenuto, frustrato, perverso. Con un pizzico di maschilismo e xenofobia a condire quella delusione che stavo vivendo. La seconda volta che sono tornata ho avuto la conferma della sensazione avuta la prima volta: gli alieni sono effettivamente sbarcati sulla terra, in un arcipelago dell’Oceano Pacifico in cui hanno fecondato delle donne umane e da cui hanno dato inizio ad una popolazione ora chiamata Giapponesi. Affascinanti ma inquietanti, così li descriverei.

A chi non è capitato di sognare un viaggio lontano per poi farlo e scoprire che la cultura non ci prende, non ci affascina, o che il posto non è poi niente di che?! Ma anche, andare a cena fuori in un ristorante in cui si voleva andare da una vita e scoprire che il servizio è indecente e le pietanze scialbe. Baciare il ragazzo per cui si è perso la testa e passato minuti ore giornate a fantasticare sul nome dei vostri figli ed il numero dei cani che avreste avuto per poi scoprire che invece della lingua, in bocca lui ha un fetido calzino infeltrito. Corteggiare un libro, leggerne la quarta di copertina rimanendone intrigata, seguirne le recensioni e infine comprarlo, portarlo a casa, aspettare il momento fatidico e finalmente leggerlo per poi scoprire che è uno dei libri più brutti ed insulsi in cui ci si sia mai imbattuti. Entusiasmo e aspettative, cocktail letale. Perché le passioni, in quanto tali, possono anche essere rischiose.

Leggere è una delle mie più grandi passioni, e fin qua nessuna novità. E come tutte le passioni, esse bruciano e consumano. Leggere mi consuma perché, anche se alla stregua del mangiare&bere, viaggiare, fare l’amore e ballare cantando canzoni imbarazzanti (eh sì anche questa la annovero nella top 5 delle mie grandi passioni!), con qualche eccezione, nessun’altra mi fa stare sveglia la notte anche quando sono stanca e vorrei dormire, né mi fa correre a casa dall’ufficio per leggere le ultime venti pagine di un libro. Leggere mi incendia, mi appassiona, mi consuma. Ma, come dicevo all’inizio, ogni tanto le passioni abbagliano. E così è stato con Le Quattro Casalinghe Di Tokyo: un abbaglio.

Un noir, così si presenta il libro e di un noir avevo voglia. Le premesse erano ottime: Manga Desperate Housewives Spice Up Your Life Kill Bill Volume 2. Cercavo l’intrigo, la capacità di essere diabolici e perversi che solo i giapponesi sanno avere, la freddezza di quattro donne vendicative contro una società prepotente e maschilista che sceglievano di tagliare a pezzi i corpi delle loro vittime. Un po’ cruento forse, ma avevo sete di questo, portate pazienza. E invece, in cosa mi sono ritrovata?!

Mi sono ritrovata in 650 pagine di un wannabe thriller ma sono più un polpettone psicologico pieno di dialoghi che moooooltooo lentamente raccontano minuto dopo minuto, sigaretta dopo sigaretta, telefonata dopo telefonata, scenata isterica dopo scenata isterica, come quell’unico omicidio diventi solo l’incipit per un lungo stillicidio noioso di “vorrei ma non posso”. Paranoiche, nevrotiche, insicure, egoiste, frustrate, così sono le quattro casalinghe di Tokyo. Nessun intrigo, solo tanta malinconia nelle anime dei personaggi, tanta passività nelle loro vite buie ed immobili. Dialoghi esasperati, come le situazioni che si vengono a creare dopo l’omicidio, che ogni tanto rasentano addirittura il ridicolo. Pochissima azione, nessunissimo intrigo, tentativi imbarazzanti di creare suspence anche paragonandoli ai racconti di Topomistery (che comunque è sempre stata una signora lettura della mia infanzia!). Per fortuna poche ma assolutamente gratuite scene di violenza disturbata e malata che mi hanno fatto addirittura saltare righe e paragrafi interi.

Ma, a dare il tocco micidiale, il finale sconnesso, vaneggiante e quasi surreale: assolutamente privo di senso in un altalena tra l’allucinante e l’allucinogeno. Pessimo libro, forse tra i più brutti mai letti, da non consigliare e neanche da regalare al peggiore dei nemici, neanche a quello con il fetido calzino in bocca che non sarà mai il padre dei vostri figli. Nella mia carriera di bionda lettrice appassionata, un mega-galattico abbaglio.

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