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LA CASA DEL SONNO. Memorabile per chi ha memoria.

Credo di averlo raccontato anche nella bio come mai abbia iniziato a scrivere dei libri che leggevo: scarsa memoria a lungo termine – e mettiamo agli atti che anche quella a breve non è proprio in formissima. La mia memoria è un colabrodo, da sempre. Sono la migliore delle amiche perché i segreti non è che li custodisco segretamente, io semplicemente me li scordo. Nomi o visi di persone a me non restano in mente, purtroppo. “Ma si, non ti ricordi che lo abbiamo conosciuto a quella cena tre settimane fa…” ed io mi ricordo a mala pena di aver partecipato alla cena. Lavorativamente questa condizione è un disastro. Nella vita personale, semplicemente un interminabile serie di figuracce vergognose. Ringrazio sempre di essere nata bionda, così le aspettative si abbassano e non faccio troppi danni! Il mio trucco in assoluto però è circondarmi sempre di persone dalla memoria da elefante pronte a bisbigliarmi nomi ed eventi nell’orecchio al bisogno (sì, proprio come Emily con Miranda) e rendere loro depositari dei dettagli dei miei ricordi.

Dicevo, leggo leggo leggo ma, passato un po’ di tempo, non ricordo il titolo del libro, nome dell’autore né tanto meno la trama. Quello che resta, e che ha la meglio sul tempo, è quella sensazione alla bocca dello stomaco che un libro mi scatena dal momento in cui finisco di leggere l’ultima pagina, a sigillarne la fine e la mia opinione che avrò di lui per sempre. È un po’ come vagare nella nebbia dei ricordi ma sapere di esserne (stata) entusiasta o delusa grazie al bisbiglio di una voce familiare in lontananza. Non ricordo comunque la storia, se non proprio a grandi linee, ma sono in grado di dire se mi è piaciuto o meno. Il mio stomaco è tra i miei organi più affidabili: non sbaglia praticamente mai, né in questione di gusto in cucina, né con i libri, né con le persone che incrocio nel mio cammino.

La Casa Del Sonno l’ho letto diverso tempo fa. Ed è inutile farvi perdere altro tempo nel ripetervi di nuovo che non ricordo quasi nulla. Però so che mi era piaciuto da morire! È così che mi sono innamorata di Jonathan Coe ed è per quello che avevo deciso di leggere La Pioggia Prima Che Cada. Ma, come ultimamente mi accade con i secondi incontri di autori stimati, La Pioggia Prima Che Cada non è stata sta gran lettura e ve ne avevo parlato qui. E questa è una cosa tipicamente mia: mi esalto con un libro quindi mi appassiono ad un autore, provo a ripetere con un altro suo libro e, molto spesso, puff… la magia è svanita. So che potrei limitare le mie esperienze ad uniche occasioni, privandomi delle seconde (e rischiose) chances, lasciandomi rivivere in eterno il ricordo di quel primo, unico e memorabile giro di giostra. Ma sono una bionda curiosa, e in tutte le cose io non so resistere né tanto meno frenarmi. Purtroppo o per fortuna. Ma soprattutto amo credere che quando si è stati bene una volta, anche le volte successive saranno all’altezza e, se non fosse così, pazienza e nessun rimpianto. Odio i rimpianti. Anzi, temo i rimpianti. Meglio mille rimorsi che un rimpianto, questo è un mio mantra in generale. E soprattutto con i libri!

De La Casa Del Sonno però, sono riuscita a recuperare le mie note post-lettura pre-Bionda Che Legge che dicevano così: “Bellissima la struttura dell’intreccio cadenzato in modo super intelligente e sofisticato con passaggi tra flashback e presente dal ritmo incessante. Interessante la storia che riesce a toccare i temi classici dell’amore, l’amicizia, il non-amore e la crescita personale mescolandoli con raffinatezza a quelli della psichiatria: nevrosi, disturbi della personalità e, non ultimi, disturbi del sonno. Personaggi particolari e articolati, complessi per una storia con colpi di scena fino all’ultima pagina!”
Ed è proprio quello che mi deve essere piaciuto: quel mix di intelligenza e disturbo che credo facciano parte di ciascuno di noi e che siamo tanto bravi a nascondere quando sarebbe tanto più semplice accettarlo e accertarsi.

La bocca del mio stomaco scatena le solite farfalle quando incrocio con lo sguardo la copertina di questo libro in libreria: una macchia di colore che istintivamente riconosco tra un mare di copertine, un sorriso entusiasta che si stampa immediatamente in volto ed io mi dico tra me e me: “Non fossi così bionda e smemorata, questo libro sarebbe memorabile!”.

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