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LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA. Malinconico.

Ho sempre avuto la fissa per le fotografie, fin da bambina. A casa dei miei genitori, in soggiorno, ci sono cinque cassetti che da sempre sono stracolmi di foto, tanto da non riuscire a chiuderli bene senza forzare un po’ con la mano. Le vacanze al mare, le prime comunioni, le gite in montagna, i saggi di ginnastica, le recite scolastiche, i momenti di gioco rubati giù in cortile con le amiche. Ma c’è anche un reparto in bianco e nero, in assoluto il mio preferito: i miei genitori da giovani, il loro viaggio di nozze, la mia mamma sui colli in un pomeriggio di felicità, il mio papà a vent’anni senza baffi e le mie zie negli anni ’70 con occhialoni da vista super retrò e stivali di pelle rossa, mia sorella appena nata.

Da piccola tiravo fuori i cassetti, rovesciavo le foto sul tappeto e passavo le ore a guardarle, rivivevo la magia di quei momenti e sognavo ad occhi aperti quei ricordi. Come una boccata di ossigeno ed una rassicurazione a tranquillizzarmi: se c’erano stati momenti felici allora chissà quanti ce ne sarebbero stati ancora e quanti me ne aspettavano! Il potere dei ricordi, la coccola del passato, l’emozione del futuro.

Osservare foto è sempre e da sempre uno dei miei passatempi preferiti, questo mi ha salvata da momenti bui, questo è un vizio che continuo a portarmi dietro anche adesso: faccio mille foto, le guardo e le riguardo, spesso le stampo facendole uscire dal mio iPhone per farle entrare nel mondo reale, le raggruppo e le incornicio, le regalo. Custodite nel comodino a casa ho una quarantina di quelle fotografie dai cassetti del soggiorno dei miei che, da quando sono uscita di casa a vent’anni, ho iniziato poco per volta a portarmi via, una alla volta come le briciole che riconducevano a casa Hänsel&Gretel, come una carezza che portavo con me ad accompagnarmi nella vita fuori nel mondo.

La Pioggia Prima Che Cada è una storia che si snoda intorno a venti fotografie. Venti momenti immortalati per ricostruire una storia antica, una storia di donne: cugine, amiche, sorelle di sangue, fidanzate, amanti, mogli, madri. Donne rabbiose, donne spezzate, donne irrisolte, donne malinconiche. Venti fotografie per raccontare una storia lontana, piena di cicatrici, piena di sbagli, di incomprensioni e rimpianti.

Un libro indubbiamente ben scritto da Jonathan Coe, autore che ho scoperto qualche tempo fa con La Casa Del Sonno e per cui varrà la pena scrivere un post a parte, che in quest’altro libro però non mi ha appassionato altrettanto. Interessante l’intreccio, sempre piacevole la scrittura, ma la storia l’ho trovata senza mordente, piuttosto buia, ambientata in una fredda Inghilterra che mi faceva rabbrividire e sentire sola semplicemente leggendone tra le pagine. Una storia lunga, allungata, che parte da molti anni prima ma che non arriva davvero ad un quid se non snocciolare ferite e rimpianti di un passato che inevitabilmente è ancora troppo presente, una storia troppo intrisa di un’irrisolta malinconia. Sí, La Pioggia Prima Che Cada è proprio un libro malinconico.

La vita comincia ad avere senso solo quando ti rendi conto che a volte – spesso – continuamente – due idee del tutto contraddittorie possono essere egualmente vere.
Tutto ciò che ha portato a te era sbagliato. Pertanto non avresti dovuto nascere.
Ma tutto in te è giusto: quindi dovevi nascere.
Eri inevitabile.

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