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LE OTTO MONTAGNE. Questione di punti di vista.

Perché sì, volendo forse un po’ generalizzare, la vita è tutta una questione di questo: punti di vista. E purtroppo non sempre, quello che ha la meglio, è il proprio punto di vista. Ma noi siamo il metro di ogni cosa, di ogni esperienza, di ogni momento che viviamo. Esistono sicuramente le definizioni in assoluto, ma poi ci siamo noi con il nostro sentire, il nostro vissuto, le nostre cicatrici, paure, speranze e ambizioni. Il nostro istinto e la nostra esperienza ci dicono quando una cosa non è davvero da fare, anche se sembra giusta e quando, pur sembrando sbagliata, un’esperienza è in realtà bene viverla. Corretta per noi. Solo per noi in quel preciso momento. Qui e ora. È così che mi piacerebbe vivere sempre di più. Nel qui e ora.

Il tempo però mi ha insegnato l’arte del contestualizzare, dell’ascoltare, del mettermi nei panni degli altri o indagare le mie verità assolute per capire le motivazioni altrui della realtà oggettiva. Forse gli anni che passano mi hanno anche reso un po’ più opportunista su questo argomento, ma questo è un altro discorso… il fatto è che, se quando ero più piccola ero molto rigida e definitiva su tante posizioni, oggi ho imparato l’arte del “non è detto” ascoltando empaticamente il mondo che mi circonda per imparare che siamo davvero solo noi stessi a dare senso alle cose.

Le Otto Montagne è un lungo racconto o un romanzo brevissimo. Ed anche questo è assolutamente un punto di vista. Per me è stato come un lungo racconto di uno scrittore, Paolo Cognetti, che ha trovato in questa misura la giusta via per parlare di tanti argomenti giganti come la solitudine per scelta, l’ascoltarsi, la caparbietà nel realizzare i propri sogni, l’amicizia. E forse, è stata proprio la portata dei temi e la freschezza con cui Cognetti è riuscito a parlarne, che gli hanno fatto vincere il Premio Strega 2017. E un urrà al Premio Strega che dal 2003 mi ha quasi sempre regalato ore spettacolari di lettura!

Ed anche con Le Otto Montagne è stato così. Un libro veloce, velocissimo e ben scritto, che si legge in un soffio. È un racconto che a me ha parlato del trovare il proprio senso nel mondo anche nella solitudine, soprattutto se quella solitudine è una scelta che favorisce il trovare senso con sé stessi. Allo stesso tempo è un libro sul senso della famiglia: quelle di sangue e quelle di cuore (tema ultimamente molto ricorrente!), quelle in cui finiamo quando veniamo al mondo e quelle che scegliamo vivendo la nostra vita.

Le Otto Montagne racconta del rispettare noi stessi, il proprio modo di voler stare al mondo che sia in compagnia o in solitudine, con una famiglia o senza legami canonici. Ascoltando nel silenzio delle camminate in montagna, il proprio respiro e i propri pensieri, Le Otto Montagne ridefinisce le definizioni ufficiali, quelle che stanno strette, quelle che non rispondono a chi siamo. Mette in primo piano il far valere il proprio sentire quando si decide della propria vita: perché non si è soli fino a quando non ci si sente soli e non si è realizzati fino a quando non ci si sente in pace con sé stessi. Tutto dipende sempre e solo da noi e da cosa sentiamo e vogliamo, ascoltandoci con onestà e sempre partendo dal nostro punto di vista.

“Avevo poche e chiare regole da seguire: uno, prendere un ritmo e tenerlo senza fermarsi; due, non parlare; tre, davanti a un bivio, scegliere sempre la strada che sale.”

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