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LA CENA. Bello ma non balla.

Come sempre cosa stavo cercando non era chiarissimo: non sono mai in grado di descrivere precisamente quello che cerco quando devo scegliere un libro. Questa volta credo avessi voglia di qualcosa di dinamico e serrato ma allo stesso tempo intelligente, con un intreccio che si inerpicasse negli angoli dell’animo umano invece che restare legato unicamente all’azione. Stavo cercando un racconto che mi scuotesse lo spirito, una storia che mi graffiasse i sentimenti e che mi stimolasse la riflessione, ma allo stesso tempo veloce perché il libro precedente (di cui vi devo ancora raccontare!) mi aveva davvero appesantito lasciandomi l’amaro in bocca. E, ad onore del vero, La Cena non ha disatteso le mie aspettative. Una storia intrigante perché scomoda, inquietante al confine col grottesco. E poi lui, Koch, autore noto per la sua abilità di narratore, è capace di tenerti attaccato al libro senza farti annoiare. Quindi le premesse erano ottime, e La Cena è stata sicuramente tutto questo: spiazzante e coinvolgente. Bello! Ma, come preannunciato, non abbastanza per farmi ballare.. ed io vorrei sempre ballare!

La storia è incentrata sull’intolleranza e l’ipocrisia, ma quello che mi ha colpito di più non è stata l’amoralità della trama ma il costruire l’intreccio attorno ad esseri umani imbarazzanti, genitori incapaci di figli fragili (o genitori fragili di figli incapaci?!), e qualsiasi personaggio del racconto è dotato di poca decenza e ancor meno morale. Un taglio interessante sotto un certo punto di vista. Una storia che racconta ancora delle fragilità umane, dell’egoismo intrecciato al valore della famiglia.

Racconto però volutamente non approfondito in modo, io credo, che la superficialità dei personaggi veicolasse al meglio il senso di vacuità della storia stessa. Perché da una trama scabrosa come quella de La Cena si potevano davvero sviscerare i risvolti psicologici dei suoi raccapriccianti personaggi ma, così facendo, ci si sarebbe dovuti poi avventurare nel profondo dello spirito umano, venendo a meno all’approccio (quasi irritante!) di superficialità presente in tutto il racconto.

Il fil-rouge del libro, a mio avviso, non è tanto: “Cosa saresti disposto a fare per i tuoi figli?” Ma la domanda chiave che ha accompagnato la mia lettura è stata: “Sappiamo ancora essere delle persone decenti?”. Siamo tutti fragili, tutti insicuri, tutti colpevoli perché nessuno è del tutto innocente. Niente ci tocca, nulla ci riguarda. Osserviamo in TV o leggiamo sui giornali (o su Facebook o su Instagram) le storie – o stories – degli altri come se fossimo alieni tra noi. Le cose ci sfiorano leggermente costringendoci solo a spostarci un po’ più in là per evitare collisioni, per evitare scontri ed incontri, soprattutto incontri con noi stessi. Questa è la nostra realtà di oggi che La Cena vuole raccontare.

Analisi però interpretata in modo forse semplicistico, un racconto troppo snello per tematiche così importanti, e questo secondo me non può bastare al lettore. Si poteva approfondire, indagare, sviscerare e non è stato fatto. E la verità è che in libreria ci sono altri racconti un po’ più feroci, personaggi un po’ più appuntiti, dialoghi un po’ più incisivi, e sicuramente ci sono storie con finali meno fiacchi e più convincenti. Insomma, libri che fanno ballare, questo invece è bello ma non balla!

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