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IL SENSO DELL’ELEFANTE. Acerbo!

Acerbo! Perché di Marco Missiroli avevo già letto Atti Osceni In Luogo Privato e me ne ero completamente innamorata: mi aveva incantato il suo modo di scrivere, di raccontare Milano e Parigi, come aveva costruito l’intreccio, i riferimenti ad altri libri e film e come i personaggi erano stati creati e caratterizzati; E proprio per tutte queste cose, mi sono detta: “proviamo a leggerne un altro!”.
Ma ne Il Senso Dell’Elefante non ho ritrovato lo stesso talento. L’ho iniziato a casa ma letto durante l’ennesimo volo intercontinentale di mille ore che mi portava in Messico. Uno di quei viaggi dove sono sola e a tenermi compagnia ci sono i miei pensieri, il mio respiro ed i miei libri.

Ambientato tra la Romagna e Milano (e già con questo non poteva sbagliare…) in una storia di padri e figli, sposi e amanti, preti e streghe, vita e morte, ritornare alla vita e decidere la morte. Temi forti da poter raccontare con la stessa intelligenza, delicatezza ed ironia di cui Missiroli so essere capace. E invece non sono state raccontate come avrebbero dovuto. O potuto.

Ed il libro è proprio un susseguirsi di “vorrei ma non riesco”: a inventarmi un racconto accattivante, a costruire un intreccio serrato, a creare dei personaggi ben strutturati ed articolati, a descrivere luoghi sentimenti e fragilità come meriterebbero di essere descritti. Mi sono ritrovata spesso ad essere annoiata dalla lettura nella speranza continua che ci fosse una svolta o un approfondimento nel racconto che mi facesse capire meglio le motivazioni dei personaggi, i loro passati ed il senso ultimo della storia. Perché questa, come dicevo, è una storia introspettiva, che vuole trattare tematiche pesanti come il legame amoroso e soprattutto quello tra genitori e figli, il senso di appartenenza e soprattutto la ribellione agli schemi per raggiungere uno stato di realizzazione e serenità che vuole andare oltre a quello che “sembra giusto agli altri”. Temi importanti che hanno bisogno di tempo e parole per essere espressi ed avere un senso.
E invece no, a tutto questo Missiroli ci si avvicina soltanto: lo accenna, lo sfiora, lo sussurra e poi lo lascia andare come incapace ancora di farlo suo. Come un bambino sul “calcio in culo” che prova ad afferrare l’orsacchiotto penzolante ma non riesce mai e quindi continua inesorabile a vorticare a vuoto. Proprio come un bambino che deve ancora crescere per poter raggiungere ciò che vuole. Un bambino acerbo.

Perché se è vero che si nasce con dei talenti, è altrettanto vero che poi questi talenti vanno sviluppati, fatti crescere, maturati. Il Senso Dell’Elefante è stato scritto prima di Atti Osceni in Luogo Privato, e forse il mio errore è stato quello di cercare la stessa magia e lo stesso talento anche in un libro precedente, quando in realtà Missiroli è arrivato ad esprimere al meglio il suo talento solo nel suo ultimo libro.

Quindi per me libro bocciato ma autore solo rimandato a Settembre, già sapendo che gli esami di riparazione lui li passerà a pieni voti!

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