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7-7-2007. UN BLUFF.

Un bluff: far credere agli altri di avere una buona mano quando non è così. Non gioco a poker ma di bluff mi capita di leggerne spesso. Perché leggere “tanto” non significa necessariamente leggere “bene”. È come dire che se si va spesso a cena fuori, si mangia sempre bene. Purtroppo non è così. Le variabili che entrano in gioco sono diverse: le aspettative, l’umore, la golosità, il contesto, la compagnia, il cibo, il vino, l’ultima cena fuori avuta, i consigli di amici che ci hanno fatto andare in quel posto. Mai un fattore alla volta, è sempre un lavoro di insieme che crea la magia. E ve lo dice una bionda che oltre a leggere, ama anche mangiare.

La sfida di leggere “tanto” è anche quella di esplorare i propri gusti e sofisticare i propri giudizi; mantenendo però quell’ingenuità ed entusiasmo del non voler smettere di restare incantati da una nuova storia. Come con le persone: il piacere di scoprire qualcuno di nuovo, vivendo già una vita con amici importanti. Più passa il tempo più diventa difficile trovarne, perché noi ci conosciamo meglio e sappiamo cosa ci piace, e cosa no, con quella punta di presunzione che l’esperienza ci ha fatto avere. Ma devo ammettere: le mie amicizie nate “da adulta” sono quelle che ritengo più sorprendenti perché sono quelle che sono riuscite a fare breccia nella scorza dei miei pregiudizi e disincanti. Può sembrare faticoso, ma secondo me la cosa più entusiasmante resta sempre conoscersi e mettersi in discussione.

Quando mi hanno consigliato 7-7-2007, mi hanno detto: “Bionda, uno dei libri più belli mai letti!”. Ed io, appunto, all’entusiasmo non so resistere! Anche io lo faccio spesso quando descrivo i libri che mi sono piaciuti molto: li vendo come i più belli in assoluto. Il bello del generalizzare, direi. Ma anche del contagiare gli altri con la nostra energia nonostante sappiamo che tutti abbiamo gusti diversi. La bellezza della diversità. Ed io ho iniziato 7-7-2007 davvero carica a molla. Innocente ingenuità!

La Sellerio è sinonimo di “bello”, su questo non ci piove. Ma che Manzini sia sinonimo di “bravo”, non saprei. Fin dalle prime pagine il paragone è stato inevitabile: Camilleri, Carofiglio… autori bravissimi che amo tantissimo. Per me Carofiglio sta una spanna sopra a tutti, e quando mi deciderò a scrivere di Gianrico (e so che vi state dicendo: “Ma che nome è Gianrico?!“) ve lo racconterò per bene! Tornando a noi, non è che nessuno può più scrivere polizieschi senza cadere nel paragone ma, come sempre, se ti vuoi mettere in gioco, allora provaci davvero. Perché qui la sensazione di “brutta copia” si ha fin dalla prima pagina. Le dinamiche sono simili, i personaggi sono presi un po’ di qua un po’ di là, con l’unica differenza che, dopo il siciliano Montalbano e il pugliese Guerrieri, in 7-7-2007 Rocco Schiavone è un romano dè Roma e non regge il paragone. Ma di che stiamo a parlà?!

Il libro non è scritto male, ma neanche benissimo. La storia non è avvincente e infatti ci ho messo una vita a leggerlo. I colpi di scena del racconto talmente pochi che, quando li ho trovati, ne sono davvero rimasta colpita e aggiungerei tramortita. Il protagonista non è all’altezza sia nelle sue psicoturbe che nei suoi incasinati rapporti sentimentali: se mi devi fare un protagonista, per l’amor del cielo, fammelo con tutti i crismi. Roma non viene neanche raccontata, altra occasione mancata. Quindi, se vi va di leggere un libro di questo genere, vi consiglio di buttarvi su altri autori! A Manzini darò sicuramente un’altra chance, l’importanza delle seconde occasioni tanto per smentire Kelis. Ma forse il mio disappunto più grande è per la Sellerio che mi ha presentato il suo primo bluff. Ed i primi bluff spezzano sempre un po’ l’incanto.

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