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Libertà. O complessità?!

Ci sono un paio di cose al mondo per cui ho un approccio all’acquisto che definirei tra il compulsivo ed il frenetico: scarpe, viaggi e libri. Non fatemi scegliere, sono tutti al primo posto e rinunciare ad uno dei tre sarebbe come dover scegliere a quale delle dieci dita delle mani poter rinunciare. Continuo a comprare indifferentemente delle tre categorie senza troppo pensare a ciò di cui ho “bisogno”, come invece mi ha sempre insegnato il mio papà, né alla spesa. Purtroppo. Sono nata bionda e con le mani bucate. Ma anche questa è un’altra storia.

Acquisto libri in modo bulimico per poi aspettare il momento giusto per leggerli. Perché non è vero che tutti i libri vanno bene in qualsiasi momento; credo infatti nella magica alchimia del “libro giusto al momento giusto”. E sono consapevole che l’opinione, in bene o in male, che ho di tanti libri è figlia di quella fatidica alchimia, più che della reale bellezza – o bruttezza – del libro.

E quando mi trovo ad aver “stroncato” libri, come Memorie Di Una Ragazza Per Bene che ho detestato, per poi ritrovarmi a cena con amici che invece hanno amato profondamente lo stesso libro, mi interrogo se davvero sia stata io a perdermi qualcosa mentre leggevo o, ancora più interessante, rifletto sul periodo che stavo vivendo quando ero in lettura per capire cosa stessi realmente cercando. Ed è proprio per questo che credo sia cruciale capire il proprio spirito prima di iniziare una nuova lettura. La chiave spesso è tutta lì: ascoltarsi.

Ho iniziato Libertà di Franzen in uno dei miei viaggi di lavoro, da sola e lontanissima da casa, nell’altro emisfero del mondo avendo lasciato un’Europa nel buio freddo invernale per ritrovarmi a godere della soleggiatissima estate Sud Americana. Friggo di gioia quando girovago per il mondo, anche se per lavoro, anche se torno a casa più stanca di prima. Mi sento spensierata, realizzata e indipendente. E se viaggiare mi esalta tanto quanto leggere, Libertà era perfetto in quel momento.

Libertà, attraverso la tecnica del flash-back e flash-forward, racconta la storia delle vite dei due protagonisti e di come le loro vicissitudini individuali li abbiano portati a intrecciare le loro vite e diventare una famiglia. Una famiglia complessa, individui complessi in un rapporto complesso. Dove quello che sembra dall’esterno non corrisponde con la loro intimità. Come sempre del resto. Lo definirei la biografia di una coppia, molto interessante come spunto. Come se il loro rapporto fosse un’entità a sé, che nasce, cresce, matura, si perde, si ritrova, si tradisce, si ama e si odia, si ferisce e si cura, sbaglia e si corregge, si nutre e ambisce ad elevarsi, per poi cadere ma anche rialzarsi e portarsi ad una conclusione, proprio come la vita di una persona.

Il concetto di libertà, o non-libertà, è sviscerato in un modo sottile ed elegante per tutte le 650 pagine. Perché credo che il tema sotteso nel libro sia proprio questo: quanto le nostre scelte siano espressione del puro concetto assoluto di libertà e quanto invece una mera reazione a ciò che ci costringe e opprime. La libertà e l’autodeterminazione sono concetti che presuppongono un loro opposto e che non esistono in valore assoluto. Leggendo la storia mi sono spesso ritrovata a riflettere su quanto le azioni che ci definiscono “liberi” non siano altro che una risposta viziata dal nostro passato. Facciamo quello che vogliamo perché è davvero così o perché, ad un livello più profondo, ci stiamo solo emancipando da una condizione precedente?

E proprio così Patty e Walter hanno creduto di scegliersi come espressione della loro volontà, quando al lettore è invece chiaro che il loro scegliersi sia stato più una “fuga” dai loro contesti familiari che li hanno formati e feriti, a certe dinamiche a cui loro volevano sfuggire e reagire per poi ritrovarsi inesorabilmente a replicare proprio le stesse dinamiche. E allora ci si chiede se quella sia “libertà” o “liberazione” e se siamo davvero liberi.

Lo so, i miei soliti polpettoni, ma devo dire che questo aspetto è stato quello che mi ha colpito di più. Perché in realtà non sono ancora certa che il libro in sé mi sia piaciuto davvero. Anche se spunto e significato li ho trovati interessanti, la storia spesso si è rivelata noiosa: soprattutto un’intera parte di intreccio basata su un risvolto naturalistico/politico di uno dei due protagonisti è stato eccessivamente lungo, tirato per i capelli e non necessario. Io che cercavo una storia leggera ed entusiasmante mi sono ritrovata con un groviglio intricato di concetti pseudo-filosofici da sgarbugliare. Che dite, libro giusto al momento sbagliato?

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