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Trilogia Della Città di K. Graffiante e bellissimo.

Non so come sia per voi, ma quando si tratta di scegliere un libro io non ho una strategia precisa. Ogni tanto sono i libri che scelgono me, altre volte vado a vedere i best seller delle librerie o dei giornali, chiedo suggerimenti ad amici fidati, oppure scelgo tra i miei autori preferiti. Di solito vado in libreria, senza fretta, gironzolo tra i corridoi e gli scaffali, leggo quarte di copertina di libri afferrati passando; poi mi siedo, leggo un po’, guardo cosa stanno scegliendo le altre persone. Ho una lista, una nota sul telefono con l’elenco di tutti i libri che mi piacerebbe leggere. Quella lista cresce ad un ritmo molto più veloce del mio leggere. Frustrante ma anche entusiasmante. Quella lista mi esalta ogni volta che la apro.

Tempo fa il sempre caro Facebook aveva fatto partire una catena di Sant’Antonio. Una delle mille, una di quelle che odio e che puntualmente non faccio. Io non sono tipa da cuori in bacheca, secchielli di ghiaccio addosso, frasi bislacche come status, piccoli pezzi scritti da passarsi su Whatsapp. Non è cattiveria, forse un po’ di snobberia, ma non mi va proprio. Questa però era più un gioco in cui bisognava stilare una lista di libri taggando poi gli amici che avrebbero dovuto portare avanti la catena. Ero in estasi: in una magica triangolazione passavo il tempo a rimbalzare tra un post e l’altro, aprire pagine Google per vedere di che libri si trattava, e prendere nota nella mia fantomatica lista sul cellulare.

Trilogia Della Città Di K è la prova che non tutte le catene di Sant’Antonio vengono per nuocere!

Lo metto senza alcun dubbio tra i miei libri preferiti in assoluto, forever and ever, amen. Perché è scritto in un modo pazzesco, con uno stile ed un’incisività cruda, graffiante e avvincente allo stesso tempo. Perché è una storia strana, che non si capisce subito, destabilizzante e sconnessa ma coinvolgente. Perché è una storia di ossimori – che tanto amo: di candore e gioia, di sudiciume e dolore, di tormenti, di abbandoni e ritrovamenti. Di tradimenti che lasciano le cicatrici, quelli da farti avere gli occhi lucidi e mormorare “..non è giusto…”, quelle delusioni che segnano più di altre: quelle delle persone amate, quelle della propria tribù, del proprio sangue, della propria famiglia, dei propri genitori, dei propri fratelli.

Trilogia Della Città Di K è una storia al tempo della guerra che richiama l’angoscia e l’istinto alla sopravvivenza che insinua nelle persone. Un intreccio contorto ma veloce, con voci narranti che cambiano prospettiva nelle diverse parti del libro. Una storia in bilico tra il surreale e l’incubo, tra il sogno ed il magico. Tra queste pagine c’è odore di solitudine e disperazione, odore di amore e malinconia, odore di voler essere uniti, di appartenere. Si, soprattutto di appartenere. Separazione ed unione. Il male ed il bene. Il buio e la luce. Così nitidamente opposti tra loro ma i cui confini in certi casi sono così sfocati ed indefiniti che una persona può restarne confusa.

Come essere dentro una stanza buia e quando si spalanca la finestra ci si protegge gli occhi dalla luce abbacinante. Ecco, questa è l’immagine che ho di questo splendido libro: quella frazione di momento, quel battito di ciglia in cui si è completamente ciechi ed un po’ disorientati. Non si è ancora capito se era meglio il doloroso, ma ormai famigliare, buio in cui ci si stava crogiolando o quel bagno di luce prepotente e tagliente che squarcia l’oscurità come un grido e ti costringe ad affrontare la vita.

Trilogia Della Città di K è tra i libri più belli.

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