Cose Che Nessuno Sa
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Cose Che Nessuno Sa. Perfetto sempre.

Cose Che Nessuno Sa è stato il primissimo libro di Alessandro D’Avenia che ho letto e avevo trovato una vera meraviglia!

Tematiche alla Moccia con il talento di scrivere di Ammaniti. Soprattutto l’intelligenza di parlare di fragilità con delicatezza e leggerezza che poi ho scoperto, leggendo altri libri, è proprio la bravura di D’Avenia. E la ricetta perfetta per un libro!

E’ una storia di adolescenti. Amori e primi amori e ultimi amori e amori di una vita e amori appena nati e amori già finiti, strani amori (“mettono nei guai, ma in realtà siamo noi…”). Ma anche odori e sguardi, libri e conchiglie, banchi di scuola e farfalle nello stomaco, malinconia tormentosa e incoscienza dimenticata. Insomma, c’è tutto!

Mi ero appassionata come un’adolescente ed avevo pianto come una ragazzina.

E, come già raccontato in un post precedente, sta proprio qui la bravura di D’Avenia: dondolarci con sapienza e dolcezza tra il nostro presente di adulti ed il nostro passato di ragazzi. Lui sa dare voce ai tormenti “dei grandi” facendoli vivere ai suoi protagonisti adolescenti; perché, così mascherati e camuffati, è come se noi lettori ci legittimassimo a ricordare, riconoscere, provare ed accettare quegli stati d’animo. Scaltrezza da scrittore che lo rende un autore di successo.

La vera domanda resta sempre questa. Perché fa meno paura guardarci negli occhi se indossiamo una maschera invece di metterci direttamente di fronte allo specchio, a volto scoperto, ed affrontare quello che ci troviamo dentro? Su questo mi arrovello spesso ma le risposte che ho trovato fin ora non sono mai state quelle definitive. Vedrò di non rompermici (e vi) troppo la testa a riguardo.

Cose Che Nessuno Sa è una storia leggera al punto giusto per essere letta sotto il sole cocente estivo, mentre la pelle si abbronza tirata dalla salsedine – come avevo fatto io. Ma anche profonda e saggia abbastanza da essere letta raggomitolati sul divano, sotto il tepore di una copertina, in un freddo pomeriggio invernale – come questo periodo. Una storia frizzante e radiosa da leggere anche quando baciati dal debole ma luminoso sole autunnale (o primaverile!?) – come solo un posto da sogno come quello nella foto sa regalare.

E infine è stato anche un bel manualetto di riflessioni che, secondo me, possono sempre tornare utili:

“L’amore si nutre di distanza, più che di vicinanza, anzi la troppa prossimità lo offusca e lo spegne. Solo chi può desiderare ancora resta innamorato. Chi possiede, presto finisce con il desiderare qualcos’altro…”

“Gioia mia, quello che so è che cerchiamo la vita. Il nostro respiro non ci basta e vogliamo il respiro di un altro. Vogliamo respirare di più, vogliamo tutto il fiato di tutta la vita. Nella mia terra le persone che ami le chiami ciatu mio: “respiro mio”. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e far un respiro più grande..”

“Come può mancarci chi non abbiamo mai avuto? Cosa ci manca veramente: l’altro o una parte di noi stessi? O abbiamo bisogno di che qualcuno ci regali quella parte di noi stessi che ci manca? Sono cose che nessuno sa.”

“Forse alcune ferite non si chiuderanno, ma il destino di alcune ferite è di rimanere aperte proprio per non abituarcisi, proprio per non consentire mai alle maschere dell’abitudine, della noia, del disamore di aderire alla carne viva.”

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