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Sostiene Pereira. La dolce malinconia.

A Settembre ho iniziato a leggere solo classici, per una sorta di penitenza auto inflitta ma Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi, lo volevo leggere da tantissimo tempo. Non so perché.

Come spesso mi accade, certi libri scelgono me e non viceversa. Per una strana questione di energia, sintonia, chimica. Come con le persone. Sconosciuti con cui basta uno sguardo, un profumo, e ti senti connesso con quella persona per delle ragioni razionalmente inspiegabili, immotivatamente in sintonia senza fatica. Come fossimo state legate in vite precedenti, o cose così. E proprio così anche il mio desiderio di leggere Sostiene Pereira.

E’ un racconto malinconico. E forse per questo mi è piaciuto, magari non proprio dalla prima pagina. Questo è un libro che ha bisogno di calma, di tempo. Non ha una scrittura serrata, né particolarmente entusiasmante; scritto bene, senza strafare. Ha però questo alone di malinconia che rende tutto ovattato, tutto rallentato. In un afoso Agosto a Lisbona dove tutto sembra immobile ed il sudore l’ho sentito scendere lungo la schiena nonostante fossi sul mio divano a Milano; in quella immobilità da solleone in realtà un capitolo di storia europea sta avvenendo e fa da sfondo al racconto. Un momento storico febbricitante in un racconto che sembra svolgersi uno stallo annichilente. Così anche per il Dott. Pereira: un’avventura inaspettata stravolge la sua routine lenta e sudata.

Sostiene Pereira è il racconto di un’elaborazione del lutto incompiuta.

Lui è un feticista dei ricordi, un uomo ossessionato della sua storia d’amore e dai pasti con limonata&omelette. Il suo è un vivere nei ricordi, per i ricordi, tra i ricordi; qua le preposizioni le potremmo usare un po’ tutte. La fatica ed il dolore di staccarsi dal suo passato per vivere nel presente, il presente. In questo Tabucchi è stato un maestro. Perché proprio il desiderio ma, allo stesso tempo, l’incapacità di essere protagonista del suo presente s’insinua per tutto il racconto, fin dal principio. Manca sempre un pezzo del puzzle. Ed è allora che si inizia a dare una seconda lettura a questo bellissimo romanzo. La difficoltà di dire addio ad un passato che alle volte, come sabbie mobili, riesce solo a tirarci giù o, se ci va bene, a lasciarci paralizzati nel nostro presente.

A me è piaciuto! Da leggere se si vuole una coccola, una carezza sulla guancia in un pomeriggio di nebbia, quando la luce è fioca e non si vuole troppo rumore intorno.

 

 

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