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Gita Al Faro. Aspettative, delusioni, passioni.

E poi uno si fissa con certi libri da leggere. Senza sapere il perché, questi entrano nella lista dei “vanno letti”. E magari poi uno ne rimane deluso. Perché magari non è così emozionante appassionante seducente brillante accattivante, come uno si aspettava.

Come uscire finalmente con il bello della scuola, dopo aver passato intere ricreazioni in cortile ad osservarlo, da lontano, ammaliata. E poi, quando ci sei fuori, rimpiangi di aver rovinato il sogno perché la realtà non è all’altezza dei sogni. Le aspettative vengono deluse ma, in cuor nostro, non sappiamo se sia peggio aver rovinato l’incantesimo o aver imparato che le aspettative possono illudere.
Così Gita al Faro della Woolf.

Non così intrigante, non così elegante. Ma, nonostante tutto, mi ha regalato alcune pagine di poesia. Perché forse è anche un po’ questo il senso dei libri, e non solo: darsi una possibilità di rimanere incantati non facendosi frenare dalla possibilità del restare delusi. Tutto e tutti ci possono deludere, ma da tutto e da tutti possiamo farci emozionare. Perché frenarsi e non continuarci a provare? Bisogna solo fermarsi, leccare le ferite e ricominciare a crederci con ancora più passione: la passione per la lettura.

“La primavera senza una foglia da scuotere, nuda e luminosa come una vergine fiera della sua castità, altera nella sua purezza, si adagiò sui campi con gli occhi spalancati, vigile e del tutto indifferente a ciò che faceva o pensava chi la guardava.
Con l’approssimarsi dell’estate, con l’allungarsi delle sere, gli insonni, gli speranzosi, camminando sulla spiaggia, agitando la pozza, avevano le più strane visioni – di carne trasformata in atomi che volavano spinti dal vento, di stelle che si accendevano nei loro cuori, di scogli, mare, nuvole e cielo lì radunati apposta per assemblare all’esterno le componenti sparse della vita interiore. In quegli specchi, le menti umane, in quelle pozze d’acqua agitata, dove le nubi mutano costantemente e le ombre prendono forma, i sogni persistevano, ed era impossibile resistere ai bizzarri proclami che ogni gabbiano, fiore, albero, uomo e donna, e perfino la terra bianca sembravano proferire (ma subito ritrattare se interrogati): che il bene trionfa, la felicità prevale, l’ordine governa; impossibile resistere alla straordinaria suggestione di spiazzare qua e là in cerca di un bene assoluto, di un cristallo d’intensità, lontano dalle gioie conosciute e dalle virtù familiari, qualcosa di estraneo alle procedure della vita domestica, qualcosa di unico, solido, luminoso, come un diamante nella sabbia, che renda sicuro chi lo possiede. Poi, addolcita e sottomessa, la primavera con cortei di api ronzanti e moscerini si avvolse nel suo mantello, abbassò le palpebre, girò il capo, e tra ombre fuggevoli e scrosci lievi di pioggia parve aver preso coscienza dei dolori del genere umano.”
Virginia Woolf
Gita al Faro
Pag.133

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