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La Certosa di Parma. Na Palla.

Il Rosso e il Nero è stato forse uno dei primi classici ad aver letto, non ricordo praticamene nulla ma so che mi era piaciuto. Non posso certo dire lo stesso de La Certosa di Parma.
Senza prendermi troppo sul serio e con una punta intellettuale, lo definirei: Na palla. Con un intreccio in cui succedono troppe cose senza capirne a pieno la trama, figuriamoci il senso della storia che più o meno è.

…Lei è annoiata ma bellissima e ben introdotta in società, lui suo nipote ed un po’ anarchico. Napoleone e Waterloo in mezzo. Lui fugge ma lei si interessa e lo salva mandandolo a studiare per diventare monsignore. Ma a lui piace un po’ troppo il gentil sesso. Lei si trasferisce alla corte di Parma come donna di uno potente. Lui la raggiunge a Parma ma si fa arrestare, sempre questioni di donne, e dalla prigione si innamora di un’altra che aveva già visto quando lei aveva 12 anni. In tutto questo la zia si innamora di lui e lo aiuta a scappare per poi vendicarsi, storie di onore, ma niente. Alla fine lui si fa imprigionare di nuovo per stare vicino all’amata. Lei fa un voto, lui lo lasciano libero ma lei lo evita… senza dire come va a finire il punto è che come storia è davvero da noiose vertigini vertigini noiose.

Da leggere se si ha voglia di un romanzo storico in cui si guarda l’Italia della Restaurazione dagli occhi di un francese. Se ci si vuole lasciare affascinare dalla vita di corte, gli intrighi ed i tradimenti, il potere e la politica, l’amore romantico e la vendetta servita freddissima. E anche se si vuole gustare un’Emilia di altri tempi.

Da evitare di leggere se si ha voglia di un classico che appassioni, se si è alla ricerca di una storia che abbia un inizio un crescendo ed una fine (e non balzi continui di anni in avanti) e che in tutto questo non ti faccia staccare il naso dal libro. Se piace affezionarsi ai protagonisti, se si cerca un intreccio che acchiappa ed un finale sorprendente. Ecco, se si cerca tutto questo lasciate stare.

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